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Quando un libro ti cambia la vita

Che ci fosse un cambiamento in atto in me lo sapevo già da tempo, quello che non sapevo è che avrebbe modificato totalmente il mio modo di vedere la vita. Da piccola volevo fare la stilista, ho sempre amato disegnare ma anche leggere e scrivere. A quei tempi se amavi leggere venivi considerata un po’ strana, tranne che dalle maestre ovviamente, ma io amavo leggere perché ero curiosa del mondo, una curiosità che non mi ha mai abbandonata. Il desiderio di fare la stilista è stato subito stroncato perché ovviamente venendo da una famiglia proletaria la priorità era studiare e trovare un buon lavoro. Io ringrazio la mia famiglia per avermi dato la possibilità di studiare e di comprendere valori importanti come il sacrificio ed il senso di responsabilità. È grazie a questi valori che ogni giorno da 23 anni mi alzo la mattina, lavoro con impegno e dedizione costruendo con sacrificio e fatica una vita solida. Per alcuni anni ho fatto anche due lavori insieme. Ma guardandomi allo specchio ho capito di non essere felice.

Ho pensato che la mia vita lavorativa fosse finita lì, che avevo sbagliato a lasciare il lavoro in hotel per una ripicca e che il lavoro da impiegata non faceva per me. Il mio lavoro consisteva nel risolvere problemi, tutto il giorno, tutti i giorni, senza costruire niente, creare nulla di bello. E’ svilente perché ben pochi hanno voglia di lavorare e c’è tanta arroganza, rabbia e maleducazione. Burnout. Si chiama così quello stato emotivo in cui ti trovi quando la mattina non ce la fai più ad alzarti dal letto, ti trascini in una vita non vita in cui fai sempre le stesse cose e aspetti che arrivi la sera, poi il week end e le vacanze. Quello che invece trascorre è la tua vita. Un giorno su un blog che amo molto ho acquistato un libro “Le coordinate della felicità”. Il libro parla della scelta di questo ragazzo che ha capito a 20 anni cosa lo aspettava e si è ribellato alla vita piatta che ci impone la società attuale, ha lasciato le sue certezze ed è andato alla scoperta e alla ricerca della sua felicità. Questo libro mi ha salvato la vita. Letteralmente. Ho capito che la mia non era una vita che meritava di essere vissuta. Ho capito che tutti i sacrifici che avevo fatto erano serviti per darmi la sicurezza di avere un tetto sulla testa, un’automobile e dei vestiti, ma che mi era costato tempo. Tempo che non avevo dedicato alle persone che amo, tempo che non avevo dedicato a scoprire il mondo, a praticare il mio sport preferito, tempo da dedicare al mio hobby. Burnout, quando sei talmente stanco che non hai la forza nemmeno di chiamare tua madre, non hai voglia di uscire a cena con le tue amiche, non riesci a leggere due righe di un libro o a vedere un film intero. Ci ho messo un po’ a capire cosa volevo fare della mia vita, la certezza che avevo è che non volevo stare più chiusa in un ufficio. Ho cominciato a sentire l’esigenza di curare il mio italiano, leggere, scrivere. Piano piano con fatica ho cominciato a scrivere, a volte gratuitamente per blog di amici e poi ho iniziato a lavorare come copywriter freelance con piccole collaborazioni che stanno crescendo giorno dopo giorno. Vorrei vivere così, raccontare del mondo, scrivere di ogni argomento, riscoprire gli angoli nascosti della mia città, assaporare il gusto di un caffè con un’amica, non avere più vincoli di orari, non essere più chiusa. Non è mai troppo tardi per capire che abbiamo intrapreso un vicolo cieco, non è mai troppo tardi per ritrovare la nostra natura e la nostra strada, basta cogliere quel segno, quell’attimo, come leggere quel libro che ti salva la vita.

Il libro del mondo

Da piccola, quando mia madre mi portava dal dentista, per consolarmi mi comprava un libro. Ho sempre amato leggere e a chi mi chiedeva quale libro desiderassi, chiedevo sempre di comprarmene uno sul mondo. Ne volevo uno che contenesse tutto quello che c’era sulla terra e nello spazio, tutte le specie di piante, minerali, animali, tutti i luoghi, tutti i paesi… Nessuno me lo ha mai comprato, così mi sono accontentata dell’atlante geografico che parlava un po’ di tutto e soprattutto conteneva tutti i luoghi del mondo, anche quelli più remoti. Ancora adesso l’atlante geografico resta una delle mie letture preferite, però mi sconforta un po’ perché il mondo è così grande che ho paura di non avere abbastanza tempo per visitarlo tutto. Dopo i quarant’anni il problema del tempo ha cominciato ad essere sempre più pressante, eh sì, la crisi di mezz’età esiste eccome, ma invece di tornare a fare cose frivole come tante donne della mia età, la mia crisi è stata diversa. Da piccola, oltre a leggere moltissimo, amavo scrivere e disegnare, disegnavo soprattutto donne e abiti bellissimi e scrivevo di tutto, da racconti brevi a recensioni di libri, poesie…poi ho smesso. Mi sono inaridita, distratta dagli studi e dal lavoro, non ho scritto più, non ho disegnato più, non ho fatto più nulla di creativo. Come tante altre persone mi alzavo ogni giorno alla stessa ora, prendevo l’auto, dopo un’ora di traffico finalmente arrivavo alla mia scrivania, lavoravo 8-10 ore. Il tempo non bastava mai, non potevo permettermi il minimo errore, dovevo combattere con l’arroganza e la maleducazione che contraddistinguono ormai la nostra società.

La creatività sopita per un ventennio ha cominciato a riappropriarsi di me, avevo una necessità fisica di creare qualcosa con le mie mani, e questa esigenza è diventata irrequietezza, inquietudine, ossessione…Poi un giorno ho avuto la scintilla, l’illuminazione, e ho cominciato a studiare come costruire tavole da surf. Da allora sono passati 3 anni e nel mio laboratorio il mio sogno timidamente prende forma, ma non basta. Ho riscoperto la scrittura e simultaneamente l’amore per i libri, devo leggere e devo scrivere in continuazione. Per curare la mia anima mi sono iscritta ad un corso di traduttore letterario per aiutarmi a riprendere in mano oltre alle lingue straniere anche l’italiano. Quasi per caso mi hanno proposto di scrivere un articolo in italiano e da allora ho cominciato a scrivere articoli per blog e siti web, alcuni a titolo gratuito e anche un paio di collaborazioni retribuite. La gioia, l’emozione di questi primi lavori da freelancer sono stati indescrivibili, non mi sono mai divertita tanto per guadagnare così poco. Ho dovuto mettere in gioco tutte le mie poche risorse informatiche e fare cose che non avevo mai fatto prima per cifre veramente irrisorie. Questi piccoli guadagni mi hanno reso felice come le 1000 lire che mi regalavano quando consegnavo la posta nel condominio dove mia mamma faceva la portiera o le 10000 lire che mi dava papà quando lo accompagnavo nelle sue ristrutturazioni di appartamenti e mi occupavo di preparare la colla per la carta da parati. Questo mi sta dando la scrittura, rivedere il mondo con la stessa gioia ed entusiasmo di quando ero bambina. E non voglio più smettere.